Con il termine edilizia convenzionata s’intende una forma di edilizia pubblica che prevede un accordo tra il privato e il pubblico. Questi accordi vengono dunque effettuati tra i costruttori privati e gli enti pubblici, al fine di soddisfare tutte le esigenze abitative delle varie fasce sociali, basandosi sui parametri reddituali.

L’edilizia convenzionata non è la stessa cosa dell’edilizia sovvenzionata, né agevolata. L’edilizia convenzionata infatti e ad uso residenziale e prevede dei specifici accordi tra le cooperative di operatori edili privati e i comuni. Solo in questo modo è possibile realizzare strutture che prevedano costi più agevoli per coloro che hanno disponibilità economiche limitate.

Le tipologie di abitazione nell’edilizia convenzionata

I tipi di abitazione che rientrano nei canoni dell’edilizia convenzionata sono principalmente due:

  • Quelle realizzate a carico del committente pubblico, con riferimento alla legge 167/62, che prevede la costruzione d’immobili in questo regime al fine della creazione di Case Popolari che possano essere ceduto in perpetuo, in affitto o con clausola di riscatto.
  • La seconda tipologia prevede le abitazioni realizzate per convenzione. Queste possono essere differenti a seconda dei casi in cui l’imprenditore s’impegna nella costruzione a proprie spese di un determinato numero di immobili che potranno essere venduti a prezzo inferiore rispetto ai prezzi di mercato.

Nel caso dell’edilizia libera a prezzi convenzionati a differenza delle case popolari, l’acquirente diviene immediatamente il proprietario esclusivo dell’immobile. Nel caso in cui si acquisti a prezzo agevolato ci si deve impegnare a non esercitare un’attività speculativa nei vent’anni successivi all’acquisto. L’acquirente potrà tuttavia vendere l’immobile apportando esclusivamente una maggiorazione in linea con l’aumento dell’Istat. In alcuni casi, se sono stati effettuate diverse attività di rinnovo e restauro, sarà possibile rivendere l’immobile a un prezzo maggiore rispetto a quello di acquisto.

Per le case popolari, invece, non è possibile procedere alla vendita dell’immobile, a meno che non siano passati più di dieci anni dal riscatto. Gli immobili adibiti a case popolari di solito, infatti non vengono acquistati, ma possono dopo alcuni anni di fitto essere riscattati dal proprietario. Queste due tipologie d’immobili sono quelle più comunemente conosciute e adottate in accordo tra imprese edili e pubblica amministrazione.